Consiglio Pastorale Parrocchiale

LA NOSTRA COMUNITA’ PARROCCHIALE E I FUTURI CAMBIAMENTI

Il 18 febbraio 2018 si è riunito il Consiglio parrocchiale. Di seguito il rapporto su quanto è stato discusso:

GRUPPO 1

DOMANDA N° 1

Oltre alla Messa domenicale, che momento o iniziative ritieni diano o darebbero un contributo importante per riconoscerci comunità Cristiana?

1) Il primo intervento, di cuore, è stato quello di apprezzare la giornata dedicata all’assemblea comunitaria parrocchiale con l’auspicio che si possano ripetere altri incontri come questo, per confronti e verifiche periodiche, valutando eventuali passi avanti della nostra comunità.

2) Percorsi formativi “insieme”, ad esempio tra genitori e figli, tra ragazzi adolescenti e animatori, per rinnovare il percorso dello stare insieme, adeguandolo ai tempi e alle esigenze del mondo attuale

Percorsi formativi per adulti (es. i genitori dei nostri ragazzi), organizzati con metodologie diverse da quelle finora adottate, per fare in modo che la partecipazione e il coinvolgimento rimangano sempre alti: bisogna capire e superare il perché si parte sempre in tanti e si finisce sempre in due/tre persone.

3) Qualcuno sostiene la validità della preghiera comunitaria in famiglia, incentrata sulla Parola di Dio, con condivisione anche del vissuto famigliare.

4) Confronto ed eventuale partecipazione ad incontri tematici in altre parrocchie che potrebbero servire anche per una crescita spirituale nella nostra comunità.

5) Riscoprire e rivitalizzare il centro parrocchiale come centro di aggregazione, proponendo iniziative attraenti rivolte soprattutto ai giovani: la loro partecipazione a progetti di comunione e formazione vedrà anche il coinvolgimento delle loro famiglie e della comunità.

DOMANDA N° 2

La C.C. con chi deve imparare a dialogare in questo tempo di profonda trasformazione? Quali modi per entrare in dialogo?

– Dialogare con il prossimo più prossimo, con qualsiasi persona da qualsiasi situazione provenga.

Disponibilità al dialogo con tutte le persone; un sorriso, un saluto, una parola, la predisposizione ad ascoltare per recuperare il contatto umano che può far emergere situazioni di disagio e difficoltà superabili, o mitigate, anche con una parola di conforto o con un gesto concreto.

DOMANDA N° 3

Come valuti il livello di comunione nella condivisione della tua parrocchia? Cosa suggeriresti per aumentarla?

– E’ sicuramente difficile dare un giudizio sul livello di comunione nella condivisione della vita parrocchiale. Certo è che si dovrebbe lavorare in primis su noi stessi con un esame di coscienza, affinché si superino gli individualismi e le chiusure verso gli altri, mettendo in primo piano Gesù.

ASSEMBLEA PARROCCHIALE – 18 FEBBRAIO 2018

SINTESI GRUPPO 2

Il tema fondamentale di oggi è la rievangelizzazione. L’adorazione Eucaristica è momento essenziale e fondamentale per la vita di ogni cristiano e dell’intera comunità: si riscopre la vicinanza di Cristo attraverso la preghiera per comprendere meglio (di tante altre cose e/o iniziative) il rapporto tra Chiesa e Cristo.

Attraverso la preghiera e l’adorazione Eucaristica abbiamo l’occasione migliore per chiedere chi sono e come posso esprimere me stesso come cristiano.

Bene l’adorazione a fine della S. Messa e la proposta per l’adorazione frequente in più momenti durante la settimana.

Ci sono tuttavia cammini spirituali diversi sia personale sia comunitario: non c’è solo l’adorazione comunitaria; c’è anche l’adorazione personale e silenziosa. Anche la lettura popolare della Bibbia consente condivisione nello spirito comunitario: la conoscenza del Vangelo è essenziale per la vita di tutti i giorni. Abbiamo la necessità di approfondire la Parola per arricchire la nostra fede.

Gesù va posto prima di ogni progetto comunitario e al primo posto nella nostra vita, anche se è difficile proporlo a chi non lo conosce. Noi siamo comunità in funzione di Lui; è Lui che ci guida.

La S. Messa è comunque il momento irrinunciabile e fondamentale per riconoscerci comunità. Dobbiamo dare più importanza alla S. Messa con momenti di riflessione per dare più importanza ai vari segni /gesti (segno della pace, preghiere dei fedeli,…). La S. Messa deve diventare un momento di vita vissuta personale e comunitario; spesso non ci si conosce , spesso è solo un “ascoltare” e non un “vivere”.

Non va dimenticato che la S. Messa è il memoriale del sacrificio di Gesù sulla croce. S. Messa è la mensa della Parola e della Eucarestia, due aspetti della stessa realtà.

Il cristiano è colui che si riconosce dall’amore fraterno dimostrato all’altro, a chi incontriamo ogni giorno. Il vederci sul piazzale della chiesa è un momento speciale per incontrarci e per incontrare. La fede, coltivata con la partecipazione alla Messa e l’ascolto della parola, va espressa anche al di fuori della comunità attraverso il servizio e la carità. Deve essere testimonianza nei luoghi di vita, anche quelli più difficili / estranei. Non dobbiamo temere di mostrare la nostra fede fuori dal nostro ambiente comunitario.

La comunità deve saper accogliere tutti, ciascuno con la propria sensibilità e spiritualità; ciascuno di noi è chiamato all’ascolto dell’altro rispettoso della diversità e la comunità cristiana costituisce in questo senso una “palestra” importante per coltivare questa capacità di accogliere chi incontriamo ogni giorno specie chi non è parte della comunità. La comunità deve essere aperta, non chiusa in se stessa.

Per coltivare la corresponsabilità il Parroco deve “mollare”, è lui che deve spingere per una maggiore corresponsabilità, deve dimostrare più fiducia nei laici. Il parroco / sacerdote deve fare affidamento sui laici, deve coltivare vicinanza e relazione. Il parroco deve saper fare comunità. La comunità deve d’altro canto dimostrare disponibilità.

Il parroco è chiamato a creare le condizioni per far crescere la comunità; non si tratta semplicemente di “mollare” ma facilitare la crescita dei laici, accompagnare e sostenere la corresponsabilità. Assicurare la formazione dei laici e in particolare dei giovani. Il parroco è ancora chiamato a far riscoprire le capacità e i carismi di ciascuno di noi nel momento che stiamo vivendo per imparare ad assumerci la nostra responsabilità nei servizi comunitari e nella ministerialità. In questo senso c’è ancora molta strada da fare. Nella nostra comunità i gruppi sono ancora molto separati, hanno una conoscenza limitata degli altri gruppi. E’ evidente la necessità di maggiore condivisione. Dobbiamo creare le condizioni per offrire più momenti comunitari con modalità diverse. Ci conosciamo abbastanza ?

L’assemblea parrocchiale rappresenta in questo senso un ottimo strumento.

RELAZIONE GRUPPO N. 3 ASSEMBLEA PASTORALE 18.02.18

DOMANDA N. 1

OLTRE ALLA MESSA DOMENICALE, CHE MOMENTO O INIZIATIVE RITIENI DIANO O DAREBBERO UN CONTRIBUTO IMPORTANTE PER RICONOSCERSI COMUNITA’ CRISTIANA?

Gli elementi importanti che caratterizzano una vera comunità Cristiana sono: la formazione e la preghiera

Per i partecipanti al terzo gruppo la formazione di genitori e figli alla vita cristiana è fondamentale. Trascorrere del tempo insieme per leggere e capire la Parola è un elemento fondamentale per dirsi Cristiani; un secondo passo è incrementare il numero delle famiglie che si ritrovano a leggere il Vangelo e a pregare insieme una o due volte alla settimana. Sarebbe un grande passo per dimostrare ai figli l’importanza della preghiera in famiglia.

Sono importanti tutte le iniziative che mettono in relazione le persone e i gruppi: dal pranzo comunitario ai momenti di Preghiera e di adorazione in Chiesa.

DOMANDA N. 2

LA COMUNITA’ CRISTIANA CON CHI DEVE IMPARARE A DIALOGARE IN QUESTO TEMPO DI PROFONDA TRASFORMAZIONE? QUALI MODI PER ENTRARE IN DIALOGO?

I partecipanti al gruppo hanno evidenziato l’importanza di migliorare il dialogo con i giovani.

Si devono trovare le energie per trasmettere ai giovani i valori Cristiani della comunità parrocchiale, anche forzandoli a partecipare ad iniziative intraprese dalle comunità dell’UP.

Occorre trovare il tempo per dialogare con gli altri e ascoltare con attenzione chi è debole, vecchio e malato.

La vita di oggi tende a disgregare e a ridurre la comunicazione e l’ascolto vero.

DOMANDA N. 3

COME VALUTI IL LIVELLO DI COMUNIONE NELLA CONDIVISIONE DELLA TUA PARROCCHIA? COSA SUGGERIRESTI PER AUMENTARLA?

E’ importante trovare il modo di evidenziare le esigenze e le necessità della comunità, altrimenti ognuno o ciascun gruppo è autoreferenziale. Capire come ‘funzionano’ le comunità vicine sarebbe importante per migliorare gli ambiti in cui si è carenti.

Assemblea parrocchiale 18 febbraio 2018.

GRUPPO 4

Domanda su cui ha riflettuto il nostro gruppo:

Come valuti il livello di comunione nella condivisione della tua parrocchia ? Cosa suggeriresti per aumentarla?

Si è constatato che è aumentato il livello di disattenzione alla vita comunitaria dovuto ad un latente individualismo presente nella vita del mondo d’oggi. E’ difficile perciò capire perché c’è meno comunità. Ci pare che si senta poca accoglienza della diversità. Non c’è una fede adulta che educhi a guardare la diversità dell’altro come risorsa. crediamo pertanto che questa sia la base per avviare una comunione e una condivisione. Crediamo che sia importante vivere guardando l’altro senza paura e gustare la diversità. crediamo sia necessario imparare a dialogare con sé stessi , insieme agli altri.

Quest’assemblea ne è stata occasione.

L’opportunità che ci si presenta ora, in questo momento di crisi, è un’occasione per metterci in gioco un po’ di più. Ora vediamo un’opportunità proprio perché siamo in crisi; crediamo nell’opportunità dell’unità pastorale per un lavoro comunitario dei presbiteri e occasione per far emergere di più i laici. La comunità siamo tutti noi e pertanto dobbiamo tutti metterci in gioco.

Proposte emerse:

  1. Creare spazi di dialogo tra adulti, giovani e adolescenti per accogliere l’altro

  2. Crediamo che l’unità pastorale possa essere utile per mettere insieme risorse sia material che intellettuali per offrire servizi migliori.

  3. Pensare la comunità a misura della famiglia: non c’è lo spazio per la famiglia con figli piccoli per esempio durante le messe.

SINTESI GRUPPO 5

Alla Provocazione n. 1:

– si è ritenuto che momenti come quello dell’Assemblea parrocchiale, di condivisione in generale, siano momenti che fanno sì che la gente si incontri, si conosca e partecipi ad idee comuni.

– altrettanto importante è provare ad aprirsi ad altre parrocchie per condividere iniziative, scambiare esperienze con chi ad esempio ha dei punti forti (gruppo ado, kiry, grest, ecc..)

– puntare sulle famiglie, aggregandole attraverso uscite di più giorni con finalità e percorsi predefiniti, che prevedano momenti di catechesi, preghiera ma anche semplicemente lo stare insieme spinti dal desiderio di essere comunità cristiana.

– campi scuola per ragazzi con la partecipazione anche di un FOLTO gruppo di famiglie (riprende un po’ il punto precedente ma mettendo qui al centro i ragazzini e come cornice le famiglie)

– formare dei laici che poi a loro volta diventino animatori o “capofila” di iniziative parrocchiali

– una persona ha pi manifestato il desiderio di veder nascere dei gruppi carismatici che sappiano attrarre i ragazzi facendo scoprire loro i talenti che possono mettere a frutto.

– rivalorizzare il centro parrocchiale anche attraverso aperture estive oltre le ore 20 con iniziative ludiche ma anche come semplice alternativa di aggregazione in spazi parrocchiali.

alla Provocazione n. 2:

– come comunità cristiana dobbiamo dialogare con altre parrocchie per avere dei formatori anche laici di riferimento che vadano oltre i confini territoriali e campanilistici, del quartiere

– dialogo anche tra i vari gruppi presenti nella stessa comunità e imparare a chiedere “aiuto” liberamente, ma nel rispetto dei ruoli, ad altri gruppi presenti perché solo l’unione darà la forza

– dialogare con chi crede ma fa fatica ad entrare in chiesa, evangelizzare attivamente, coinvolgendo quasi a “chiamata”, uno a uno, queste persone, sui giovani soprattutto

Alla Provocazione n. 3:

– valutazione non buona (voto 5)

– Timore che i parroci (ad onor del vero non don Silvano), non riescano a fare una loro profonda conversione come viene chiesto loro in questo tempo; non devono temere di perdere potere ma condividere quanto più possibile con i fedeli laici, devono essere un collante (braccia) non capò (testa) perché la chiesa dal Vaticano II parla di corresponsabilità e dunque di piena sintonia di intenti con tutto un mondo associazionistico laico.

– manca la modalità di trasmissione comune tra i vari gruppi laici (ognuno è chiuso in se stesso)